lunedì, novembre 21, 2005

Obiettivi

Ci sono dei giorni, dei momenti nella mia vita in cui l'apparente stabilità del mio mondo sembra venire meno, le mie certezze vacillano e non so nemmeno bene il perché.
Fuori va tutto bene, lavoro bene, famiglia bene, salute più che bene, soldi bene, amore non bene ma ormai dovrei essere abituato, amici pochi però buoni, svago poco ma è la vita di oggi. E poi, negli sprazzi di libertà cerebrale durante il mio lavoro mi pongo delle domande, mi chiedo se è giusto, se sto facendo qualcosa che volevo veramente fare, se mi sento realizzato, se sono contento di me stesso, della mia vita. E sento come un senso di vuoto, di incertezza, di disorientamento, che mi fa dubitare di tutto. Come se non fossi al posto giusto, non so bene cos'è, ma mi sento irrequieto, infastidito a volte rabbioso.
Non è che mi manca una ragazza e basta, è che mi mancano degli obiettivi.
Non riesco a vedere il mio futuro, non riesco a immaginarmi con chiarezza da nessuna parte, non riesco a pensare a una donna che mi stia vicino per una vita, non riesco a pensare quale sarà il mio mestiere per la vita e con tutte queste immagini sfocate non riesco ad apprezzare l'oggi che scivola via nell'indifferenza.
Oggi ho letto la lettera di Valentina che mi ha scritto mentre ero a Barcellona.
E' una ragazza che merita di essere aiutata, perché ha un grande cuore, come il suo sorriso, e io le voglio sinceramente bene, anche se a volte mi strazia il cuore.
Ma la cosa credo sia reciproca, tanto dai, tanto ottieni.
Per cui non credo di poterle rinfacciare niente.
Ma oggi il problema sono io, io e me, la mia vita, quello che voglio fare.
Hanno senso i progetti a lungo, lunghissimo termine?
Forse no, meglio andare avanti per piccoli passi, piccoli obiettivi.
Come quando ero all'università, mi alzavo alle sei di mattina per prendere il treno, faceva freddissimo, e il mio solo pensiero che mi faceva andare avanti era "ingegnere, ingegnere, ingegnere", me lo ripetevo ogni mattina. Mi aiutava a capire dove stavo andando, perché lo stavo facendo. Avevo una meta.
Ora no, o meglio, non così univoca e chiara. Sto cercando in modo sommesso un altro lavoro, preferibilmente in Germania, nel nord. Ma non ho idea delle conseguenze che potrebbe avere se effettivamente mi chiamassero, come sarebbe. Ci sarebbero tante complicazioni, e una parte di me teme i cambiamenti. Io che sono sempre stato un maledetto abitudinario, sto cambiando e lotto contro una vecchia parte di me.
Forse è il destino di tutti noi, conoscerci giorno per giorno, capirci, sopportarci, piacerci. E non è facile.