Tempus fugit
Talvolta, come stasera, rabbrividisco al pensiero che il tempo passa inesorabile, e che a volte come mi è successo oggi, incontriamo di nuovo persone che non abbiamo visto per anni, e le loro vite sono andate avanti, i volti sono cambiati, tutto cambia. Sembra uno sclero dopo un cannone, invece no: è quel tessuto della nostra vita, dove le persone, come l'ordito e la trama, si incontrano e si reincontrano, in una precisa ricorrenza. E allora mi sento quasi nauseato dal ripresentarsi ciclico delle persone, che continuano inconsapevoli a camminare sempre nella stessa direzione e vivere sempre nella stessa città e fare sempre le stesse cose.
Ma voglio anch'io fare quella fine? Restare tutta la vita qua, a Gorizia?
Forse no, forse ho già capito che prima o poi (meglio prima) me ne devo andare, via.
E poi magari fare ritorno, fare una capatina per vedere quanto orribilmente le cose saranno cambiate, per vedere quanti altri negozi cinesi ci saranno e semafori nuovi e parchi più verdi. Ma avrò il coraggio e la forza per cambiare le righe della mia vita? O suonerò sempre in sordina? Sento quella spiacevole sensazione, che è quasi un'inquietudine, che mi fa sembrare che il mio tempo stia passando invano, come se fossi abbagliato da una luce che mi toglie dalla vista il mio vero obiettivo.
Ma voglio anch'io fare quella fine? Restare tutta la vita qua, a Gorizia?
Forse no, forse ho già capito che prima o poi (meglio prima) me ne devo andare, via.
E poi magari fare ritorno, fare una capatina per vedere quanto orribilmente le cose saranno cambiate, per vedere quanti altri negozi cinesi ci saranno e semafori nuovi e parchi più verdi. Ma avrò il coraggio e la forza per cambiare le righe della mia vita? O suonerò sempre in sordina? Sento quella spiacevole sensazione, che è quasi un'inquietudine, che mi fa sembrare che il mio tempo stia passando invano, come se fossi abbagliato da una luce che mi toglie dalla vista il mio vero obiettivo.

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