domenica, ottobre 02, 2005

Tempus fugit

Talvolta, come stasera, rabbrividisco al pensiero che il tempo passa inesorabile, e che a volte come mi è successo oggi, incontriamo di nuovo persone che non abbiamo visto per anni, e le loro vite sono andate avanti, i volti sono cambiati, tutto cambia. Sembra uno sclero dopo un cannone, invece no: è quel tessuto della nostra vita, dove le persone, come l'ordito e la trama, si incontrano e si reincontrano, in una precisa ricorrenza. E allora mi sento quasi nauseato dal ripresentarsi ciclico delle persone, che continuano inconsapevoli a camminare sempre nella stessa direzione e vivere sempre nella stessa città e fare sempre le stesse cose.
Ma voglio anch'io fare quella fine? Restare tutta la vita qua, a Gorizia?
Forse no, forse ho già capito che prima o poi (meglio prima) me ne devo andare, via.
E poi magari fare ritorno, fare una capatina per vedere quanto orribilmente le cose saranno cambiate, per vedere quanti altri negozi cinesi ci saranno e semafori nuovi e parchi più verdi. Ma avrò il coraggio e la forza per cambiare le righe della mia vita? O suonerò sempre in sordina? Sento quella spiacevole sensazione, che è quasi un'inquietudine, che mi fa sembrare che il mio tempo stia passando invano, come se fossi abbagliato da una luce che mi toglie dalla vista il mio vero obiettivo.